Qualche consiglio sul welfare previdenziale e sanitario

Formazione continua

Di welfare aziendale si sente parlare sempre più spesso, anche a seguito delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità che lo ha detassato. Qualche consiglio di Claudio Baldassari* sul welfare previdenziale e sanitario.

Il welfare aziendale continua a diffondersi, è un dato di fatto, anche se con importanti distinguo, che dipendono dalla dimensione dell’impresa, che ancora oggi è tra i fattori discriminanti tra chi adotta piani di welfare e chi è lontano dal farlo. La buona notizia, però, è che in generale stanno aumentando le imprese che si preoccupano del benessere delle proprie persone. 

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Il punto di vista di Claudio Baldassari

Negli ultimi anni si è verificato un maggiore interesse vero le tematiche legate al welfare aziendale, soprattutto in seguito agli interventi normativi che hanno favorito lo sviluppo di sistemi incentivanti (prima di allora appannaggio solo di grandi gruppi bancari e assicurativi), anche tra le piccole e medie imprese. In realtà l’argomento tra noi Consulenti del Lavoro è sentito dal 2013 e fa parte di un’esperienza, nata con Fondazione Lavoro, per promuovere la cultura del welfare aziendale. Cultura che ancora oggi, nelle aziende di piccole e medie dimensioni non esiste, se non limitata a qualche esperienza estemporanea come quella dei buoni pasto, e che va creata facendo provare in prima persona gli strumenti del welfare aziendale ai datori di lavoro. Solo provandolo sulla sua pelle l’imprenditore ne potrà comprendere i reali benefici che ne derivano è sarà così più facile che ne estenda poi i vantaggi agli altri lavoratori.

Oggi, a due anni da quella Legge di Stabilità, che nel 2016 ha conferito un nuovo slancio al welfare aziendale e ai premi di produttività, disponiamo di un paniere molto ampio di strumenti esenti da imponibilità fiscale e contributiva. Delle tantissime opportunità previste nelle disposizioni normative, ritengo importanti e fondamentali, specie per alcune categorie di lavoratori, quelle inerenti all’aspetto previdenziale e sanitario.

Lo Stato, che negli anni passati aveva promesso tanto, è stato poi costretto a fare marcia indietro, è oggi ci troviamo nella situazione in cui il privato deve necessariamente sopperire all’intervento pubblico; il welfare aziendale rappresenta a mio avviso lo strumento adeguato. Interessanti anche i servizi di assistenza per sostenere gli studi dei figli (dall’asilo nido ai master post-universitari), quelli a supporto dell’assistenza e della cura dei parenti anziani e quelli che permettono agevolazioni fiscali.

Questa apertura al welfare è importante e interessa molto da vicino la nostra Categoria professionale perché rilancia la contrattazione di secondo livello e dà al singolo lavoratore la possibilità di scegliere se portare a casa come premio di produttività del denaro, soggetto a contribuzione e imposta, o servizi di welfare in esenzione contributiva e fiscale.

Per concludere posso dare qualche consiglio:

• comprendere che i soldi che si investono a favore di un maggiore impegno nel lavoro dei dipendenti, vengono poi recuperati con la maggior produttività;

• lanciare piani di welfare che partano da obiettivi comuni e condivisi, oggettivi e misurabili, in grado di interessare e stimolare i lavoratori;

• strutturare dei piani brevi e per gruppi omogenei, che prevedano premi da rimodulare poi in base ai risultati raggiunti;

• valutare la piattaforma da utilizzare, magari scegliendone una che offra servizi su misura, vicini all’utenza di riferimento e su base territoriale.

* Claudio Baldassari è Presidente del Consiglio Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Mantova


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