Festival del Lavoro a Torino dal 28 al 30 settembre 2017

Mancano pochi giorni all’inaugurazione del Festival del Lavoro 2017, la manifestazione, organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e dalla Fondazione Studi, giunge a celebrare la sua ottava edizione, che avrà luogo a Torino dal 28 al 30 settembre 2017.

Tanti saranno i temi trattati: la dignità del lavoro, gli investimenti necessari alla crescita del Paese, il welfare e la previdenza, le tutele per le nuove generazioni, così come la necessità del cosiddetto “invecchiamento attivo”, ma soprattutto si parlerà del lavoro che cambia, ovvero delle sfide e delle opportunità proposte dalla digitalizzazione del lavoro.

In occasione del Festival sarà infatti presentato lo studio “L’impatto della Quarta rivoluzione industriale sulla domanda di professioni”, curato dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro, una ricerca che fornirà diversi spunti di riflessione per le tre giornate del Festival. 

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Il XVII Rapporto sulla formazione continua e il ruolo dei consulenti del lavoro

Nel mese di luglio è stato pubblicato il XVII Rapporto sulla formazione continua, prodotto da INAPP per il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’analisi fornisce importanti informazioni sullo stato della formazione in Italia:

  • in primo luogo, benché gli orientamenti strategici dell’Unione Europea, sin dal 2015, abbiano indicato la formazione come attività strategica per favorire la crescita economica, l’innovazione, la produttività e la competitività degli stati,  il tasso di partecipazione della popolazione di 25-64 anni alle attività di istruzione e di formazione è ancora al di sotto dell’obiettivo fissato al 15%, la media UE si attesta al 10.7%, con grandi scostamenti tra il 31% di Danimarca e Svezia e meno del 2% in Romania e Bulgaria. L’Italia, con una media del 7.3% è a metà strada verso l’obiettivo e ben 3 punti percentuali sotto la media europea.
  • In secondo luogo, è evidente come la crisi economica abbia evidenziato l’importanza della formazione durante tutto l’arco della vita, in particolare per le fasce più adulte della popolazione, al fine di contrastare la disoccupazione. Ciò nonostante in Italia è la fascia di popolazione più istruita, più giovane e già occupata in professioni qualificate quella che usufruisce maggiormente dei percorsi di formazione. Questo, in un contesto in cui l’età media lavorativa tende ad allungarsi ha un chiaro impatto negativo sulla competitività delle aziende e sfavorisce il passaggio di competenze e il ricambio generazionale sui luoghi di lavoro. Infine il cambio di paradigma nella produzione industriale, la rivoluzione imposta dal digitale nel mondo del lavoro, la connettività diffusa tra persone e oggetti, richiedono nuove competenze anche in ambito lavorativo. Come indicano gli studi del World Economic Forum, occorre un adattamento proattivo di imprese, società e individui. Cambieranno le “skills” necessarie per le vecchie e le nuove professioni e ciò comporterà la necessità di gestire il mantenimento dell’occupazione e il bisogno di focalizzare nuovi set di abilità spendibili in nuove figure professionali, includendo anche i bisogni di conoscenza della classe imprenditoriale. Tutto ciò richiede il ripensamento del sistema di istruzione e di formazione continua, unitamente alla promozione del cambiamento dell’industrializzazione 4.0. Non è un caso che la formazione sia uno dei pilastri su cui si basa la strategia italiana di Industria 4.0, il piano del Governo presentato dal Ministro Calenda un anno fa.

Si evince quindi la fondamentale importanza strategica che la formazione personale e professionale avrà nei prossimi anni non solo per lo sviluppo delle imprese italiane, ma per la stessa tenuta del sistema economico nazionale.

Lo strumento che può consentire alle aziende l’accesso alla formazione, permettendo così di colmare le lacune sopra evidenziate, è la formazione finanziata attraverso i fondi interprofessionali.

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Parlare in pubblico, come diventare dei veri maestri

Se il saper parlare di fronte ad un pubblico è una capacità innata per alcuni istrioni, per la maggior parte di noi è un esercizio sfiancante, emotivamente complesso e talvolta frustrante.

Il fatto è che noi tutti siamo convinti di sapere, bene o male, comunicare in modo da farci capire dai nostri interlocutori, tuttavia spesso non è così.

Da un lato il nostro vocabolario tende ad appiattirsi sulle parole che utilizziamo più di frequente, riducendo così la possibilità di trovare quel sostantivo, quell'avverbio, quell’aggettivo che, meglio di tutti, saprebbero esprimere efficacemente il nostro pensiero; dall’altro la comunicazione verbale è solo una parte di ciò che trasferiamo quando parliamo in pubblico: i nostri gesti, la nostra postura, il tono di voce, i movimenti degli occhi, dicono più delle nostre parole e soprattutto sono molto più convincenti.

Non importa la dimensione del pubblico: quando ci presentiamo ad un Cliente, anche se l’interlocutore è uno solo, dobbiamo essere in grado di comunicare come se fossimo in un teatro gremito.

Il primo passo per migliorare il nostro modo di parlare in pubblico è acquisire consapevolezza di ciò che andiamo a fare.

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Contabilità ordinaria e contabilità semplificata, cosa bisogna sapere

La tenuta di una corretta contabilità aziendale è un obbligo di legge.

Il legislatore fiscale ha però tenuto conto del fatto che, per le imprese minori, la tenuta della contabilità ordinaria potesse risultare onerosa ed ha quindi accordato alcune semplificazioni, definendo il regime di contabilità semplificata, disciplinato dall’art.18 del DPR 600/1973.

Affinché l’impresa sia considerata minore, e possa tenere la contabilità semplificata, sono necessari due requisiti: uno soggettivo e uno oggettivo.

Il requisito soggettivo riguarda la forma legale dell’azienda: le società di capitali NON possono godere del regime di contabilità semplificata, mentre è consentito alle società di persone, in particolare alle Snc, Sas, alle società di fatto e alle imprese commerciali individuali così come definite nell’art.2195 del codice civile. 

Il requisito oggettivo necessario affinché l’impresa possa usufruire delle agevolazioni previste dalla contabilità semplificata consiste nell'entità dei ricavi, che non possono superare:

• 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto la prestazione di servizi;

• 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.

Questi sono i limiti fissati dal D.L. n.70 del 13/5/2011, convertito nella L.n.106 del 12/07/2011. Nella determinazione di tali limiti da quest’anno vale il regime di cassa, ovvero si deve tenere conto dei ricavi percepiti, mentre fino al 2016, si applicava il criterio di competenza. Questa modifica potrebbe dare maggiore utilità alla contabilità semplificata: tenendo conto solo delle fatture emesse e ricevute, senza un’analisi della situazione creditoria e debitoria, la contabilità semplificata poteva essere penalizzante per le aziende minori in crisi di liquidità, che si trovavano ad essere tassate sul fatturato; col criterio di cassa questo problema potrebbe trovare una soluzione.

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Fondimpresa Avviso 2/2017 Contributo Aggiuntivo

L’Avviso n. 2/2017 di Fondimpresa è uno strumento pensato per dare alle piccole e medie imprese maggiori possibilità di utilizzare il proprio Conto Formazione. Con questo Avviso, il Fondo integra le somme accumulate dall’Azienda sul proprio Conto Formazione aziendale, con risorse derivanti dal Conto di Sistema, permettendo così di accedere a maggiori risorse economiche per la realizzazione di Piani formativi aziendali condivisi rivolti ai lavoratori delle PMI aderenti di dimensioni minori.

I Piani formativi devono essere condivisi con accordi sottoscritti da organizzazioni di rappresentanza riconducibili ai soci di Fondimpresa, a livello aziendale, territoriale e/o di categoria.

Ambito di riferimento: aziendale o interaziendale. Il piano può essere anche multi regionale. E’ in ogni caso escluso l’utilizzo di voucher formativi, ossia la partecipazione a corsi a catalogo.

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La personalizzazione dell'offerta nel B2B

Alcuni studi recenti mostrano come l’attenzione e la propensione all’acquisto da parte dei consumatori aumentino quando questi sono esposti a messaggi personalizzati

 Non è difficile da credere: se qualcuno di un’azienda che conosciamo si rivolge a noi chiamandoci per nome, per proporci qualcosa che ci serve, saremo probabilmente interessati a dagli ascolto.

Oggi, al di là delle indubbie problematiche sul tema della privacy, le aziende sono in grado di raccogliere zetabyte di dati sui clienti, sulle loro preferenze di acquisto, sui loro comportamenti on line e off line, sulle abitudini di consumo e possono quindi creare offerte personalizzate estremamente efficaci.

È la cosiddetta personalizzazione di massa, la nuova frontiera del marketing.

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