Con l'Avviso 4/2020 di Formazienda altri 5 milioni a disposizione delle imprese

sicurezza radiazioni

Il Consiglio di amministrazione del Fondo FormAzienda ha deliberato l’emanazione dell’Avviso 4 pari a 5 milioni di euro di finanziamento per sostenere i piani formativi delle aziende italiane. Grazie all’ultima iniezione di risorse finalizzata a supportare i programmi di qualificazione riqualificazione delle risorse umane il Fondo Formazienda aggiunge uno stanziamento di 5 milioni di euro ai precedenti 9 milioni messi a disposizione attraverso gli avvisi 1-2-3 del 2020.

Il nuovo avviso, rivolto al mondo produttivo e della formazione, si cala nel contesto della crisi attuale provocata dal Covid e nasce con la volontà di dare un impulso positivo per agevolare la ripartenza economica e sociale del Paese promuovendo la #crescita della #competitività aziendale e delle risorse umane.

Il Fondo Formazienda intende finanziare, attraverso le risorse del contributo integrativo di cui all’art. 25 della legge n. 845/1978 trasferite al Fondo dall’INPS, la realizzazione di Progetti Quadro prioritariamente rivolti a sostenere la competitività delle imprese anche nella fase contingente di emergenza sanitaria; 

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Covid-19: Bene la sicurezza sul lavoro (meno la sicurezza del lavoro)

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Il 75,2% dei rispondenti si sente tutelato in tema di sicurezza sul lavoro, anche rispetto all’adozione delle buone pratiche per il contenimento Covid-19. La pandemia sembra avere inciso però sulla sicurezza del lavoro: oltre il 50% teme di perderlo. 

InfoJobs, piattaforma per la ricerca di lavoro online, ha presentato i risultati di un’indagine* condotta sul tema Lavoro e Sicurezza, realizzata interpellando i candidati per chiedere la loro opinione sul concetto di sicurezza. Innanzitutto, cosa vuol dire sicurezza sul lavoro e del lavoro? Covid-19 ha cambiato la percezione di sicurezza? E cosa succede alla sicurezza in sé stessi come professionisti?

Il primo risultato dell’indagine di InfoJobs è che per la quasi totalità del campione (83,8%) la sicurezza è da intendersi nel senso più classico del termine, ovvero come il rispetto delle norme di legge per garantire la salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Solo il 16,2% pensa in primis alla sicurezza del lavoro, ovvero contrattuale.

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La formazione per diffondere le buone prassi del welfare aziendale

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Lo Stato di crisi e il Welfare Aziendale a supporto dell’azienda e del lavoratore è il titolo del webinar proposto il 1° ottobre da FormAzienda e Welfarebit, che ha inaugurato un ciclo di appuntamenti dedicati al tema. L’iniziativa ha lo scopo di informare imprenditori, professionisti e operatori nell’ambito della formazione delle risorse umane in merito ai vantaggi concreti forniti dalle azioni proposte all’interno di un piano di welfare aziendale.

Moderato da Roberto Bettinelli, il webinar del 1° ottobre ha visto gli interventi di Rossella Spada, direttore di FormAzienda, Paolo Giacometti, General Manager di WelfareBit, Roberto Vinciarelli, consulente del lavoro e analista normativo e Francesco Natalini, docente di Diritto del Lavoro presso l’Università Cà Foscari di Venezia.

In apertura, Rossella Spada, direttore di FormAzienda, ha detto: “Gli obiettivi che spingono un’impresa a intraprendere un piano di welfare rientrano nell’ottica della valorizzazione delle risorse umane, che è la stessa alla quale si richiama la formazione continua: quest’ultima rientra a pieno titolo   nel quadro delle politiche tese a diffondere misure e prassi del welfare”.

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Effetti sulla salute e limiti tollerabili delle radiazioni

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Lo scorso 31 luglio è avvenuto il recepimento di una direttiva dell’Unione Europea, la Direttiva 2013/59/Euratom del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti

Un recente aggiornamento sulle procedure aperte con l’Unione Europea mostra che le procedure di infrazioni, che spesso arrivano a comportare pesanti sanzioni per il nostro Paese, sono più di 90. E se la maggior parte di queste riguardano violazioni del diritto dell’Unione, più di venti sono relative a ritardi nel recepimento di direttive comunitarie, spesso anche direttive in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Ci soffermiamo qui sui ritardi del recepimento, avvenuto solo il 31 luglio scorso, di una direttiva dell’Unione Europea, la Direttiva 2013/59/Euratom del 5 dicembre 2013, che stabilisce norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti. Una direttiva importante non solo perché sono diversi i lavoratori e gli ambienti di vita che possono essere esposti alle conseguenze delle radiazioni ionizzanti, ma anche perché, rispetto al passato, si è evoluta la conoscenza scientifica degli effetti sulla salute e dei limiti tollerabili per il nostro organismo.

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Apprendisti: meglio se ben formati

Apprendistato

Tutti gli apprendisti indipendentemente dal titolo di studio, sono tenuti a svolgere 40 ore di formazione entro un anno dall’assunzione presso un ente accreditato. RTS srl si pone a disposizione delle imprese e dei Consulenti del Lavoro per fornire supporto per l’attivazione dei percorsi formativi relativi agli apprendisti.

L’Apprendistato professionalizzante consente ai giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni di stipulare un contratto di apprendistato attraverso cui è possibile svolgere attività lavorativa in accordo con le disposizioni dello specifico contratto collettivo nazionale ed attività formativa all’interno dell’azienda, nonché attraverso specifici corsi organizzati dalle Regioni per l’acquisizione di competenze professionali trasversali tecniche e specialistiche di durata massima di 120 ore (40 ore per ciascun anno).

La durata del contratto dI apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere non può superare i tre anni, ad eccezione di alcune professioni del settore artigiano (ad esempio orafi o falegnami), per cui può essere estesa fino a cinque.

I contratti collettivi definiscono il monte ore e le modalità di erogazione della formazione con l’obiettivo del conseguimento della qualifica in funzione del profilo professionale stabilito nei sistemi di classificazione e inquadramento del personale, nonché la durata del contratto, sempre entro i limiti imposti dalla normativa.

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GDPR: non tutti i dati sono uguali, soprattutto nel lavoro

GDPR

Nei rapporti di lavoro esistono particolari categorie di dati che vanno considerati in modo differente

L'art. 9 del Gdpr disciplina il trattamento di categorie particolari di dati personali. Nello specifico, in tale nozione rientrano quelli personali che rivelino l’origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, l’appartenenza sindacale, nonché, dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, quelli relativi alla salute, alla vita sessuale o all’orientamento sessuale della persona.

Occorre, preliminarmente, sottolineare che, in linea di principio, il Gdpr vieta il trattamento dei dati appartenenti alle categorie particolari di cui sopra. Ciononostante, presentandosi il concetto di “trattamento” quale piuttosto ampio e tale da ricomprendere ogni tipo di operazione applicata ai dati personali, il Regolamento elenca, all’art. 9 comma 2, i casi specifici in cui il trattamento si ritiene consentito. Tra questi ultimi, rilevano in particolar modo:

• il caso in cui l’interessato abbia prestato il proprio consenso esplicito al trattamento (lettera a);

• il caso in cui il trattamento sia necessario al fine di assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti specifici del titolare del trattamento o dell’interessato in materia di diritto del lavoro, sicurezza sociale e protezione sociale, nella misura in cui sia autorizzato dal diritto dell’Ue o degli Stati Membri o da un contratto collettivo ai sensi del diritto degli Stati membri, in presenza di garanzie appropriate per i diritti fondamentali e gli interessi del soggetto interessato (lettera b).

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