Il welfare occupazionale e aziendale, visto non solo come risposta all’arretramento del welfare pubblico, ma come prezioso strumento per accompagnare le grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro e renderle sostenibili.
Realizzato da Adapt e Ubi Banca, “Welfare for People” è un rapporto sul welfare occupazionale e aziendale in Italia. L’analisi inquadra la diffusione del fenomeno alla luce della trasformazione economica, tecnologica, demografica, nonché nell’ottica delle relazioni industriali. I risultati della ricerca sono stati presentati da Letizia Moratti, Presidente del Consiglio di Gestione di Ubi Banca, e da Michele Tiraboschi, coordinatore scientifico di Adapt.
Lo studio conferma l’importanza di leggere il welfare occupazionale e aziendale in una nuova ottica, ovvero in termini di nuove relazioni industriali, nuovi modelli produttivi e di impresa, e non solo come parziale risposta all’arretramento del welfare pubblico o come buona prassi di responsabilità sociale delle imprese.
“In controtendenza rispetto a quanti individuano nel welfare aziendale una debole risposta alla crisi del welfare pubblico” ha dichiarato Michele Tiraboschi, “l’analisi dimostra, alla luce di una ricca raccolta di contratti collettivi e fonti aziendali, la forte carica innovativa del fenomeno. Il rapporto segnala le enormi potenzialità di uno strumento che, se guidato consapevolmente dagli attori del sistema di relazioni industriali, rappresenta un percorso fondamentale per accompagnare le trasformazioni nel mondo del lavoro. In particolare il focus sul welfare sanitario ha mostrato come i cambiamenti demografici come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle malattie croniche, il calo delle nascite possano essere affrontati anche con strumenti di welfare offerti dalle imprese”.
L’assistenza sanitaria integrativa
L’approfondimento tematico dedicato alla assistenza sanitaria integrativa ha messo in evidenza come questa rappresenti un fenomeno sempre più diffuso. “Il gap tra offerta e domanda di servizi di welfare è un dato ormai acquisito in tutte le economie sviluppate, nella sola Italia si prevede che raggiunga i 70 miliardi di euro entro il 2025. E ad essere insufficienti rispetto al fabbisogno sono, in particolare, i servizi chiave come l’assistenza sanitaria offerta dal settore pubblico”, ha affermato Letizia Moratti. “La ricerca conferma l’importanza che i servizi assistenziali avranno per l’ulteriore sviluppo dei sistemi di welfare e la conseguente sostenibilità sociale delle economie avanzate”.
Alla luce dei rilevanti cambiamenti demografici, il welfare sanitario occupazionale risulta infatti centrale sia per le persone sia per i modelli organizzativi aziendali, nell’ottica della promozione di un lavoro che risulti sostenibile nel lungo periodo, anche in età avanzata. L’analisi mostra come, nella maggior parte dei casi, oltre a costituire una misura di welfare occupazionale, le misure di assistenza sanitaria integrative di origine contrattuale costituiscono veri e propri strumenti di welfare aziendale, andando a incidere ben oltre la semplice incentivazione fiscale, anche sull’assetto organizzativo e produttivo di impresa.
L’assistenza sanitaria integrativa, con prestazioni di natura preventiva che si traducono in un miglioramento delle condizioni di salute dei lavoratori, può essere infatti inserita e concepita all’interno di un progetto aziendale in cui viene ripensato il modo di fare impresa e di intendere il rapporto tra lavoratori e datore di lavoro. Il Rapporto evidenzia anche che, negli ultimi anni, si riscontra una tendenza a promuovere l’assistenza sanitaria integrativa di settore in detrimento della assistenza sanitaria integrativa aziendale, essendo sempre maggiore il numero dei Ccnl che prevedono l’adesione obbligatoria al fondo di settore.