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Home » News » FORMAZIONE | Critico il fenomeno del mismatch di competenze

FORMAZIONE | Critico il fenomeno del mismatch di competenze

25 Settembre 2025 by Laura Reggiani

In Italia la partecipazione degli adulti alla formazione continua è ancora troppo bassa: solo il 36% si forma, contro una media europea del 45%, confermando il crescente fenomeno del mismatch di competenze.

Formazione mismatch competenze

Il report dell’Osservatorio Proxima fotografa un sistema che si muove a due velocità: mentre le grandi aziende spingono su digitale, green e Intelligenza Artificiale, le microimprese restano indietro. Il disallineamento di competenze ha causato una perdita di 44 miliardi. E la formazione aziendale concentrata solo nelle grandi aziende e quasi assente nelle micro, compromette competitività e sviluppo.

Il danno del mismatch di competenze

A causa del disallineamento tra formazione e bisogni occupazionali nel 2023 l’Italia ha perso 43,9 miliardi di euro, pari al 3,4% del Pil dei settori analizzati. La cifra, calcolata a partire dai dati del sistema Excelsior di Unioncamere, racchiude i costi della ricerca di personale di difficile reperimento e i tempi di inserimento che variano tra i 2 e i 12 mesi. Inoltre, solo il 36% degli adulti italiani tra i 25 e i 64 anni ha seguito un’attività di formazione o aggiornamento nell’ultimo anno. Nella media europea è quasi uno su due.

Guardando al breve periodo il dato migliora. Cresce da 9,6% a 11,6% la percentuale di adulti che ha partecipato a formazione nelle 4 settimane precedenti l’indagine Eurostat 2023, il massimo degli ultimi 15 anni. Tuttavia, il problema resta strutturale: scarsa cultura della formazione permanente, difficoltà a conciliare i tempi, ostacoli economici.

Come aggiornare le competenze

A conferma di questo divario, nel 2022 le aziende che hanno erogato formazione sono state 726.960 e già nel 2023 il numero complessivo di chi ha organizzato o previsto corsi è sceso a 708.940. La vera frattura è dimensionale: solo il 21,1% delle microimprese forma i propri lavoratori, contro il 54,2% delle grandi aziende. Parallelamente, anche la trasformazione dei contenuti formativi è netta. Il 41,6% delle imprese forma i propri dipendenti sulla digitalizzazione (soprattutto cyber-sicurezza, tecnologie 4.0, digital marketing). Mentre il 30,3% punta sulla transizione ecologica, investendo in gestione ambientale, rifiuti, riciclo, efficienza energetica.

Terzo bando del Fondo Nuove Competenze

In aggiunta, nel terzo bando del Fondo Nuove Competenze, che finanzia nelle imprese i percorsi di aggiornamento per i lavoratori durante l’orario di lavoro, l’Intelligenza Artificiale entra tra le quattro aree strategiche accanto a digitale, green e welfare. Quanto al finanziamento, nel 2023 il 76,8% delle imprese ha auto-finanziato la formazione, ma solo il 15,4% ha fatto ricorso ai Fondi Interprofessionali, che però movimentano oltre 980 milioni di euro l’anno. Le piccole imprese ne beneficiano pochissimo (8,5%), eppure si tratta di uno strumento già pronto e largamente sottoutilizzato.

Divario occupazionale e variabile demografica

A questo si aggiunge un divario occupazionale persistente: l’occupazione femminile resta ferma al 56%, con una distanza di 19,5 punti rispetto agli uomini. Infine, la variabile demografica aggrava il quadro: per ogni 1.400 lavoratori senior in uscita, ne entreranno solo 1.000 giovani entro il 2050. L’età mediana nel Paese è già di 48,4 anni, destinata a salire oltre i 51 nei prossimi 25 anni.

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