Infortuni in aumento tra i lavoratori immigrati. I dati Inail sulla sicurezza mostrano un trend chiaro: per ridurre i rischi servono percorsi formativi mirati, comprensibili e culturalmente adeguati.

Negli ultimi decenni la presenza dei lavoratori stranieri in Italia è cresciuta in modo costante, soprattutto provenienti da Paesi extra-Ue. A fotografare il fenomeno sono diversi documenti dell’Inail, che evidenziano come questi lavoratori siano impiegati in misura significativa nei servizi alla persona, nell’agricoltura, nel turismo e nel settore delle costruzioni, ossia in alcuni tra i comparti con la più alta esposizione al rischio.
La Relazione annuale Inail 2024 conferma dati particolarmente significativi: quasi otto infortuni su dieci riguardano lavoratori italiani, ma il 23,5% coinvolge lavoratori stranieri, quota in crescita dell’1,5% rispetto al 2023 e superiore rispetto ai cinque anni precedenti. Un andamento simile emerge per gli infortuni mortali: oltre il 21% riguarda lavoratori stranieri, con un incremento del 9,1% in un solo anno. Anche le malattie professionali seguono la stessa tendenza, registrando tra i lavoratori immigrati un aumento del 27,4%, ben superiore al +21,3% che riguarda i lavoratori italiani.
Condizioni lavorative più fragili
Il periodico Dati Inail ha dedicato un focus specifico alla popolazione straniera nel mercato del lavoro italiano, evidenziando alcune criticità strutturali: scarsa mobilità tra i settori, condizioni occupazionali spesso fragili o irregolari e una concentrazione in mansioni poco qualificate, con salari inferiori alla media nazionale.
A queste condizioni si aggiungono difficoltà linguistiche, barriere culturali e una minore familiarità con le norme italiane sulla salute e sicurezza. Il risultato è una maggiore esposizione al rischio, che si traduce in un numero più elevato di infortuni e malattie professionali.
Secondo il XIV Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, curato dal Ministero del Lavoro e richiamato in un documento Inail dedicato alla comunicazione con i lavoratori stranieri, sono oltre 2,3 milioni gli occupati immigrati nel nostro Paese. Il quadro normativo li equipara ai cittadini italiani in termini di diritti, inclusi quelli relativi alla tutela della salute e della sicurezza, come previsto dal Testo Unico 81/2008, che ribadisce l’estensione delle norme a tutti i lavoratori presenti sul territorio nazionale.
Il ruolo centrale della normativa sulla sicurezza
Il decreto legislativo 81/2008 richiama più volte la necessità di garantire condizioni di sicurezza uniformi anche ai lavoratori immigrati. Lo fa esplicitamente quando sottolinea:
- l’obbligo di considerare provenienza e differenze culturali nella valutazione dei rischi (art. 28);
- la necessità che informazione e formazione siano comprensibili, previa verifica della conoscenza della lingua utilizzata (artt. 36 e 37);
- la promozione, da parte delle istituzioni, di attività specifiche per i lavoratori immigrati (art. 11).
Il legislatore, dunque, riconosce che il tema della sicurezza per chi arriva da altri Paesi non può essere trattato come un semplice adempimento standardizzato.
Formazione: il punto di svolta per la sicurezza
Nonostante l’attenzione normativa, i dati dimostrano che i lavoratori stranieri restano più vulnerabili agli infortuni. Le cause principali, evidenziate dall’Inail, riguardano:
- difficoltà linguistiche e comunicative;
- scarsa percezione del rischio;
- conoscenza insufficiente delle procedure operative e delle norme di sicurezza.
Per questo, la formazione rappresenta lo strumento più efficace per intervenire. Non una formazione “tradizionale”, ma progetti mirati, progettati tenendo conto delle specifiche esigenze culturali e linguistiche dei partecipanti.
La sfida, soprattutto nei settori ad alto rischio come edilizia, agricoltura e logistica, è rendere la sicurezza un linguaggio realmente accessibile a tutti. Percorsi formativi calibrati, supportati da materiali multilingue, tutor dedicati e momenti di verifica della comprensione possono contribuire in modo determinante alla riduzione dei rischi.
Migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori stranieri richiede una strategia integrata che unisca normativa, prevenzione e formazione. La crescita degli infortuni e delle malattie professionali evidenzia l’urgenza di interventi mirati, capaci di superare barriere linguistiche e culturali. Solo così il sistema italiano della sicurezza potrà garantire standard realmente inclusivi ed efficaci, offrendo a tutti i lavoratori — senza distinzione — le condizioni necessarie per operare in modo consapevole e protetto.

